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Sommelier per passione

Pholos: il Fiano di capaccio tra archeologia e poesia

  • Immagine del redattore: Antonio Parisi
    Antonio Parisi
  • 7 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 8 mag

Bottiglia di vino bianco Fiano Pholos
Bottiglia di Pholos Fiano

Se esiste un vino capace di raccontare la Campania meglio di un libro di storia è il Pholos. Non è semplicemente una delle migliori espressioni di Fiano: è un’esperienza sensoriale che affonda le radici in una terra, Capaccio Paestum, dove l’archeologia e la tradizione vitivinicola si intrecciano in modo indissolubile.


il mito di pholos

Nella mitologia greca, Pholos era una figura affascinante e diversa dagli altri centauri. Non era brutale e non aveva l’istinto selvaggio che caratterizzava il suo popolo: Pholos era saggio, ospitale, accogliente. Viveva tra le montagne e le grotte dell’Arcadia, in una dimensione sospesa tra natura, mistero e spiritualità.


La sua leggenda si intreccia con quella di Eracle durante una delle celebri fatiche, la cattura del Cinghiale di Erimanto. Quando Eracle giunse nella sua dimora, Pholos lo accolse con rispetto e generosità, offrendo cibo e rifugio. Ma il destino degli eroi greci è sempre accompagnato da una sottile tragicità.


Pholos custodiva un vino straordinario, dono di Dioniso ai centauri: un vino antico, intenso, destinato a essere condiviso solo in occasioni speciali. Quando il vaso venne aperto, il suo profumo si diffuse tra le montagne richiamando gli altri centauri, che accecati dall’ebbrezza si scontrarono in modo violento con Eracle.


Ed è proprio qui che la leggenda assume un tono profondamente simbolico e poetico. Terminata la battaglia, Pholos raccolse una delle frecce avvelenate di Eracle — intrise del veleno dell’Idra — e, osservandola con stupore, la lasciò accidentalmente cadere sul proprio piede. Una ferita lieve, apparentemente insignificante, ma fatale.


La morte di Pholos racconta la fragilità della saggezza di fronte al destino, il confine sottile tra civiltà e istinto, tra convivialità e tragedia. Per questo il suo nome evoca ancora oggi qualcosa di enigmatico e ancestrale: il vino come rito, memoria e forza capace di unire uomini, terra e mito.


il gusto del tempo

Colline vitate a Capaccio Paestum
Colline vitate di Capaccio Paestum

Come il vino sacro custodito dal leggendario Pholos, anche questo straordinario Fiano di Capaccio Paestum sembra nascere da una dimensione antica, sospesa tra mito, terra e memoria. Ogni sorso richiama l’atmosfera delle colline di Capaccio Paestum intrise di archeologia e tradizioni millenarie, dove il vino non è soltanto una bevanda, ma un racconto tramandato nei secoli.


Il Pholos interpreta magnificamente questa eredità simbolica.

Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, al naso sprigiona profumi di fiori bianchi, frutta tropicale ed una delicata nota di pompelmo. Alla gustativa è coerente col naso, complesso, persistente, di acidità piuttosto decisa ma molto ben equilibrata e di mineralità a dir poco traboccante! La straordinaria armonia gustativa evocano un vino quasi “sacro”, capace di unire forza e raffinatezza in perfetto equilibrio.


Non fa legno e questo è il suo grande pregio, perché i fiori e la frutta si sentono in tutta la loro fragranza. Lo rendono, nonostante una buona alcolicità, un vino disimpegnato. Anche se, considerando la struttura, strizza l'occhio anche ad abbinamenti impegnativi, come delle ottime mazzancolle alla piastra oppure una ricca frittura di paranza. Oppure perché no con dei ricci di mare?


A differenza del fratellone Pholos Aglianico non è un vino che ama la permanenza in bottiglia. Preferisce essere stappato alla prima occasione!


un fiano intriso di storia

Ogni sorso richiama l'incontro tra i templi di Capaccio Paestum e la luce che ancora accarezza le stesse colline dove i Greci insegnarono ai popoli del luogo l'arte della vite. È un bianco che ha il coraggio della sapidità, dovuta ai suoli argilloso-calcarei, e il lungo respiro di una terra che custodisce millenni di civiltà.


Se amate i vini che sanno parlare al cuore oltre che al palato, questo Fiano campano merita un posto d'onore nella vostra cantina. E magari, stappatelo guardando un tramonto sul Cilento: scoprirete che il mito, a volte, ha ancora il sapore del vino.



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